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Prendere parola, prendere parte: giovani DHer e la vita di AIUCD

Il 24 marzo 2026, sulla mailing list AIUCD, è stata rilanciata una riflessione nata in occasione del convegno AIUCD2025 di Verona: come favorire una partecipazione più attiva delle socie e dei soci più giovani alla vita dell’associazione?

Per raccogliere proposte, osservazioni e bisogni in vista del convegno AIUCD2026 di Cagliari e della relativa assemblea, è stato aperto un breve sondaggio con un campo libero per i suggerimenti e con la possibilità, per chi rispondeva, di indicare se pubblicare o meno il proprio nome. Il 29 marzo 2026, dopo le prime risposte, la discussione è stata rilanciata in lista; proponiamo qui una prima restituzione dei contributi raccolti.

Le risposte arrivate finora mostrano che il tema non riguarda soltanto la vita interna dell’associazione: parlare di partecipazione giovanile significa interrogarsi anche sulle condizioni in cui si entra in una comunità scientifica, sulla possibilità di prendere parola, sul riconoscimento del lavoro interdisciplinare, sulla precarietà dei percorsi accademici e professionali, sui modi concreti in cui un’associazione può diventare uno spazio realmente accessibile.

Un primo elemento ricorrente riguarda la fiducia. Il coinvolgimento attivo può avvenire solo se chi si affaccia a un campo di studi sente di essere accolto e riconosciuto. Molte e molti giovani arrivano alle Digital Humanities dopo essersi formati in contesti disciplinari nei quali esporsi può apparire rischioso: fare una domanda, proporre un’idea, intervenire in un dibattito o prendere un’iniziativa possono essere percepiti come gesti da ponderare con estrema cautela.

Questa difficoltà non nasce necessariamente dentro AIUCD, che viene anzi descritta da più risposte come un ambiente accogliente e positivo. Nasce però nei percorsi formativi, nei settori disciplinari di provenienza, nelle gerarchie accademiche e nelle condizioni materiali del lavoro intellettuale. Per questo la domanda non è soltanto come “coinvolgere” i/le giovani, ma come costruire le condizioni perché possano sentirsi legittimati/e a prendere parola e a prendere parte. Una delle risposte al sondaggio insiste proprio su questo aspetto:

Personalmente, sono d’accordo con quanti hanno sollevato un problema “strutturale” educativo in Italia, che scoraggia l’esporsi con opinioni e idee proprie (e la capacità stessa di formularle) quando si ha a che fare con persone gerarchicamente in posizione di superiorità, attitudine che chi ha frequentato corsi in altri paesi anche europei ha potuto verificare essere molto diversa altrove.

La proposta che segue è molto concreta:

Occorrerebbero strategie pratiche per disinnescare la percezione gerarchica nei gruppi di lavoro, promuovendo occasioni di confronto diretto. Un esempio potrebbe essere quello di includere una quota “giovani” all’interno degli organi direttivi e organizzativi, in modo che il confronto possa essere vicendevolmente fruttuoso (ovvero, invitare anche la “vecchia guardia” a confrontarsi fuori dall’ambito del cerchio delle conoscenze).

Il tema della partecipazione si intreccia poi con quello del riconoscimento istituzionale delle Digital Humanities. Una risposta osserva che le DH non sono ancora pienamente riconosciute né come settore autonomo né come metodologia trasversale applicata alle discipline:

Concordo anche sul problema delle DH, non riconosciute né come settore a sé (con proprio SSD), né valorizzata come metodologia trasversale, applicata alle discipline (i cui contributi devono essere valutati almeno come pienamente disciplinari). Questo è un problema che nelle valutazioni effettivamente penalizza.

La stessa risposta collega questo nodo alla questione più generale dell’interdisciplinarità:

È un problema più vasto che riguarda l’interdisciplinarità in sé, fortemente penalizzata in Italia. Ma senza scomodare massimi sistemi, credo che chi approcci alle DH abbia già in sé una vocazione a superare il settarismo, e quindi ribadisco che il problema maggiore rimane a mio avviso quello sollevato in prima battuta.

Accanto a questi problemi strutturali, dalle risposte emergono proposte operative e facilmente discutibili in sede associativa. La prima è la creazione di uno spazio specifico per le socie e i soci più giovani:

Creare un “gruppo giovani” che sia coinvolto nella programmazione e nella realizzazione delle attività di AIUCD.

Il punto decisivo, in questa prospettiva, è che la partecipazione non sia soltanto consultiva o simbolica. Un gruppo giovani potrebbe diventare uno spazio stabile di proposta, confronto e progettazione, ma dovrebbe essere collegato alla programmazione reale delle attività dell’associazione.

Un’altra risposta sposta l’attenzione sul riconoscimento concreto del lavoro:

Fare da tramite per incarichi piccoli ma pagati.
Dare loro responsabilità nell’organizzazione di eventi.

Questa indicazione è importante perché evita di pensare la partecipazione soltanto come disponibilità volontaria. Per chi è nelle prime fasi della carriera, anche incarichi circoscritti possono produrre competenze, esperienza, visibilità e riconoscimento. Quando possibile, inoltre, il lavoro dovrebbe essere anche retribuito, proprio perché le condizioni materiali incidono sulla possibilità di partecipare.

Una risposta mette bene a fuoco un’altra esigenza: creare spazi in cui sia possibile esporsi anche senza avere già un risultato definitivo.

Riprendo volentieri questa riflessione, anche a partire dalla mia esperienza di dottoranda. Grazie ad AIUCD e alla mailing list ho avuto diverse occasioni di formazione e di confronto che sono state per me molto utili; in particolare, anche l’ultimo convegno di Verona è stato un momento ricco di stimoli, scambi e possibilità di crescita, che però rischiano poi di disperdersi nel tempo.

Il problema, qui, non è la mancanza di occasioni, ma la loro accessibilità effettiva:

Quello che percepisco, e che condivido, è che non si tratti solo di creare più occasioni di partecipazione, ma di renderle realmente accessibili, soprattutto per i/le più giovani che spesso non si sentono ancora (e mai) “abbastanza pront*”. Personalmente, una delle difficoltà maggiori è proprio quella di trovare spazi in cui sia legittimo esporsi anche con lavori non ancora definitivi.

Da qui nasce una proposta precisa:

In questo senso, potrebbe essere utile affiancare ai momenti più strutturati anche occasioni a “bassa soglia”: brevi interventi su lavori in corso, momenti di confronto meno formalizzati, che rendano più semplice iniziare a partecipare. Allo stesso tempo, credo che possano fare molto la differenza anche forme di scambio più diretto e informale: momenti di confronto tra pari, occasioni di feedback preliminare, ma anche forme di mentoring leggero e non gerarchico, che aiutino a orientarsi e a sentirsi meno “fuori posto”, soprattutto nelle prime fasi.

Questo passaggio suggerisce una direzione chiara: non tutti gli spazi dell’associazione devono avere la forma del convegno, della relazione compiuta o dell’articolo maturo. Possono esistere anche spazi per lavori in corso, dubbi metodologici, esperimenti, ipotesi iniziali, richieste di feedback. Per molte persone all’inizio del percorso, la possibilità di presentare qualcosa di non definitivo può essere il primo passo verso una partecipazione più stabile.

La stessa risposta insiste anche sulla continuità:

In questa direzione, penso possa servire pensare di rafforzare anche occasioni più continuative, come piccoli gruppi di lavoro, momenti di confronto informale o spazi di scambio regolari, che permettano di costruire relazioni nel tempo e rendano la partecipazione meno episodica, e quindi più sostenibile e produttiva.

Un ultimo nodo, molto netto, riguarda la precarietà. Una risposta invita a non leggere la partecipazione solo in termini di motivazione individuale:

A mio avviso, non si tratta tanto di una criticità interna ad AIUCD, che percepisco invece come un ambiente accogliente e positivo, quanto piuttosto di un problema legato al contesto lavorativo in cui molti giovani soci si trovano oggi a operare.

La difficoltà viene descritta come effetto di una condizione di urgenza permanente:

La precarietà costante, i lavori scanditi da consegne e la necessità di investire continuamente energie mentali e fisiche nella ricerca dell’incarico successivo producono una condizione di urgenza permanente. In questo quadro, il tempo e le risorse da dedicare a una partecipazione associativa attiva sono purtroppo molto limitati.

E la conclusione è altrettanto esplicita:

Pur essendo AIUCD una realtà inclusiva e stimolante, credo che le condizioni di incertezza e urgenza che caratterizzano molti percorsi professionali limitino la possibilità di un coinvolgimento costante.

Durante i giorni del convegno, e dopo la pubblicazione della prima versione di questo articolo (03.06.2026), è arrivata anche la seguente risposta, che insiste sulla creazione di occasioni di formazione ed eventi:

Organizzare attività di formazione, divulgazione ed eventi in cui i giovani soci possono mettersi in gioco scambiando non solo idee ma anche, e soprattutto, dubbi e criticità. Vorrei che queste occasioni siano uno spazio per aiutarsi concretamente e anche condividere competenze.

Le risposte raccolte indicano quindi alcune possibili linee di lavoro:

  • creare un gruppo giovani coinvolto nella programmazione e nella realizzazione delle attività;
  • affidare incarichi concreti, circoscritti e, quando possibile, retribuiti (è il caso, ad esempio, dell’affidamento dei lavori per il nuovo sito di AIUCD);
  • dare responsabilità organizzative reali in eventi, gruppi di lavoro, blog, comunicazione, formazione e documentazione;
  • prevedere spazi a bassa soglia per lavori in corso, idee preliminari e discussioni metodologiche;
  • favorire momenti di confronto tra pari;
  • sperimentare forme di mentoring leggero e non gerarchico;
  • rendere più continuativi i gruppi di lavoro e gli spazi informali di scambio;
  • discutere la possibilità di una presenza strutturata delle persone più giovani negli organi direttivi e organizzativi;
  • continuare a lavorare, anche sul piano pubblico e istituzionale, per il riconoscimento delle Digital Humanities e dell’interdisciplinarità.

Queste proposte saranno portate all’attenzione dell’assemblea di Cagliari (4 giugno 2026) per fare il punto e per capire quali idee possano essere tradotte in nuove azioni concrete.

AIUCD è una comunità giovane non solo perché molte dottorande e dottorandi, assegniste e assegnisti, ricercatrici e ricercatori nelle prime fasi della carriera partecipano alle sue attività, ma anche perché le Digital Humanities continuano a essere un campo in costruzione. Per questo la partecipazione delle persone più giovani non è un tema accessorio. È una condizione per il futuro dell’associazione e per la crescita delle DH in Italia.

Chi desidera contribuire può ancora farlo attraverso il sondaggio o intervenendo in lista. Ogni proposta, anche minima, può aiutare a costruire forme di partecipazione più accessibili, più continuative e più riconosciute.

L'articolo Prendere parola, prendere parte: giovani DHer e la vita di AIUCD proviene da AIUCD.

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Cariche sociali direttivo 2024-26

Il nuovo Consiglio direttivo si è insediato e nella seduta del 29 gennaio 2024 ha eletto le seguenti cariche sociali:

  • Presidente: Marina Buzzoni
  • Vicepresidente: Cristina Marras
  • Segretario: Paolo Monella
  • Tesoriera: Francesca Frontini

Ha inoltre individuato al suo interno i seguenti gruppi di lavoro:

Rapporti con associazioni DH internazionaliN. Barbuti, S. Rebora
ScuolaN. Barbuti, M. Bochicchio, A. Bolioli, E. Carbé, C. D’Agata, F. Frontini, P. Monella
Rapporti con AICA e CINIM. Bochicchio, P. Monella
Rapporti con la rivista e ProceedingsN. Barbuti, S. Rebora, S. Spina
BlogN. Barbuti, A. Bolioli, S. Spina
Comunicazione sui socialE. Carbé, S. Rebora
Sito web e infrastrutture digitaliM. Bochicchio, A. Bolioli, C. D’Agata, S. Spina
PatrociniC. Marras, P. Monella, S. Rebora
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Premio Buzzetti 2023 a Alessio Miaschi

Il Premio di ricerca Dino Buzzetti 2023 è stato attribuito al dott. Alessio Miaschi (CNR-ILC), per un progetto di ricerca sul Digital Social Reading (DSR).

Un estratto dal progetto di ricerca del dott. Miaschi: “Una linea di ricerca promettente per lo sviluppo di book recommender systems consiste nello sfruttare le opinioni e le valutazioni espresse da utenti online nelle loro recensioni come preziosa fonte di informazione. Difatti, l’analisi delle recensioni offre una prospettiva unica sui libri dal punto di vista dei lettori”.

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Esito elezioni Direttivo 2024-2026

Carissime e Carissimi,

la Commissione Elettorale ha da poco comunicato la composizione del nuovo Consiglio Direttivo AIUCD per il triennio 2024-2026:

  • Nicola Barbuti
  • Mario Bochicchio
  • Andrea Bolioli
  • Marina Buzzoni
  • Emmanuela Carbé
  • Christian D’Agata
  • Francesca Frontini
  • Cristina Marras
  • Paolo Monella
  • Simone Rebora
  • Salvo Spina

Ringraziando tutti coloro che hanno presentato la candidatura, i votanti e i componenti della Commissione Elettorale, il Direttivo uscente si congratula con gli eletti e formula loro i migliori auguri di buon lavoro.

Un caro saluto,

Marina e il Direttivo uscente

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Call for Papers Convegno AIUCD 2024 Catania

Abbiamo il piacere di annunciare la Call for Papers del convegno AIUCD 2024, che si terrà dal 28 al 30 maggio presso l’Università di Catania.
Il tema di quest’anno è MeTe digitali. Mediterraneo in rete tra testi e contesti.

La conferenza AIUCD 2024 è dedicata al Mediterraneo, inteso nella sua accezione più inclusiva di spazio di elaborazione culturale, letteraria, artistica, filosofica e scientifica. In particolare, l’obiettivo è quello di valorizzare il ruolo del digitale come medium e metodologia attraverso cui si creano connessioni tra testi e persone, si istituiscono dialoghi a distanza tra culture diverse, si realizzano spazi virtuali di condivisione di testi e artefatti riconducibili a una radice culturale condivisa.

Informazioni sul convegnohttps://aiucd2024.unict.it.
Call for Papershttps://aiucd2024.unict.it/call-for-papers/
Scadenza invio proposte: 19 gennaio 2024 Prorogata al 2 febbraio 2024
Lingue ufficiali: italiano e inglese

Chair
Antonio Di Silvestro, Daria Spampinato

Comitato di programma
Emmanuela Carbé, Massimo Cultraro, Christian D’Agata, Greta Franzini, Maurizio Lana, Cristina Marras, Marco Mazzone, Ouafae Nahli, Marianna Nicolosi Asmundo, Marina Paino, Giuseppe Palazzolo, Jonathan Prag, Rachele Sprugnoli, Francesco Stella

Segreteria scientifica
Liborio Barbarino, Denise Bruno, Giulia Cacciatore, Giuseppe Canzoneri, Elisa Conti, Milena Giuffrida, Miryam Grasso, Francesca Prado, Emilio Sanfilippo, Alessandro Zammataro

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Corso aggiornamento docenti AICA-AIUCD

Anche per l’anno scolastico 2023/23, come nell’anno precedente, AIUCD e AICA organizzano insieme un corso di aggiornamento per docenti di scuola dedicato alle DH intitolato Introduzione all’Informatica Umanistica. Quest’anno il tema centrale della riflessione sarà l’intelligenza artificiale.

Il codice di riferimento del corso sulla piattaforma SOFIA è 87521. Dal momento che può utilizzare il codice su SOFIA solo il personale di ruolo, i docenti non di ruolo possono contattare direttamente Franco Paris, di AICA, come indicato nella locandina.

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Le DH dalla scuola al lavoro

Il 27 settembre 2023 si terrà presso l’Aula magna della Biblioteca Universitaria di Bologna una giornata di studio intitolata “Le Digital Humanities dalla scuola al lavoro”.

L’evento è organizzato dal Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, in collaborazione con la Biblioteca Universitaria di Bologna e AIUCD.

In particolare, AIUCD curerà la tavola rotonda conclusiva della giornata di studi, in memoria del Presidente Onorario AIUCD Dino Buzzetti, su un tema a lui molto caro, ovvero la ‘formazione dei formatori’ in ambito DH.

Leggi qui il programma.

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Vincitori Premio Gigliozzi 2023

Al Convegno annuale AIUCD 2023 di Siena sono stati proclamati i vincitori del Premio Gigliozzi, attribuito a giovani studiosi per le migliori presentazioni al Convegno:

  • Manfredi Scanagatta, Metadata e concetti, una nuova intermediazione delle fonti. Quali prospettive per la ricerca e la diffusione della storia?
  • Giuseppe Ferrara, Ianus 2.0. Corruttele filologiche, congetture digitali.
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Corso di formazione docenti AIUCD-AICC

Il 14 aprile presso il Liceo “De Cosmi” di Palermo si è tenuto un corso di formazione per docenti di scuola superiore sui metodi didattici digitali, organizzato in collaborazione con la Delegazione di Palermo dell’AICC (Associazione Italiana di Cultura Classisca).

Il corso è stato guidato da Paolo Monella (AIUCD-AICC) e dal tutor Antonino Fiorino (AICC).

Maggiori informazioni sono in questa relazione del prof. Fiorino. Ci auguriamo che possa svilupparsi nel nuovo anno scolastico, con la partecipazione di altre scuole e docenti.

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